Il libro

 

... scesi in piazza nonostante la scomunica cosmica e mi illusi perché ci contarono un milione di persone, ma eravamo solo dei vuoti a perdere.

Ancora una volta mi ritrovai a difendere gli indiani pur sapendo che non c’era speranza; senza accorgermene ero diventato anch’io un indiano.



... nel frattempo ho iniziato a fotografare, a fissare le cose cercando di cogliere le diverse prospettive e per scherzo ho aperto un blog, giusto per capire a cosa servisse.

Serve, serve.

Serve a non schiantarsi nell’impotenza quando ci si sente soli mentre tutto il mondo grida forte la sua verità, ovvero quella dei telegiornali, alta e invasiva come i cinegiornali Luce.

Scrivo, rileggo e dico: “Sì, è così”.

Questo libro nasce dal mio blog e volevo chiamarlo “vuoto a perdere” o "riformato dal riformismo" o “ritrovati dispersi”.

Ripensandoci potrebbe chiamarsi “messaggi in bottiglia”.

Ma alla fine sono solo “punti di vista”.

I miei, finché potrò.