Pagine della memoria
Non appena il Nazional-Socialismo assunse il potere in Germania, ebbe inizio la persecuzione degli oppositori politici e degli ebrei.
Per la prima volta, l’antisemitismo fece parte della politica governativa di uno stato moderno. Gli ebrei tedeschi furono respinti come stranieri nel proprio paese, e la persecuzione venne intensificata passo dopo passo.
Decreti ufficiali, atti di violenza da parte dei sostenitori del regime e incitamenti da parte della stampa nazista si intrecciarono.
I diritti giuridici degli ebrei furono revocati uno dopo l'altro. Per esempio, dopo le "leggi di Norimberga" proclamate nel 1935, il matrimonio tra ebrei e non ebrei fu vietato. Queste leggi furono applicate anche ai sinti tedeschi ed ai rom che, come «zingari», furono privati dei loro diritti e perseguitati. Allo stesso tempo, chi era al potere rimosse forzatamente gli ebrei dal commercio e dall’industria. Così, già dal 1933 e crescendo fino al 1937, fu esercitata pressione per convincere gli ebrei ad emigrare.
Heppenheim (Assia), il 6 marzo 1933: come oppositore politico del nuovo regime, George Mainzer, un social-democratico figlio di ebrei proprietari dei magazzini Berthold Mainzer, è pubblicamente umiliato. Uomini dell’SA lo obbligano a rimuovere i simboli delle organizzazioni social-democratiche da pareti e porte.
© Stadtarchiv Heppenheim
Norden (Frisia orientale), il 24 luglio 1935: uomini dell’SA scortano Christine Neemann e il suo fidanzato ebreo Julius Wolf attraverso la città. Essi devono indossare cartelli con su scritto “Sono una ragazza tedesca e mi sono lasciata insozzare da un ebreo” e “Sono una razza che insozza".
© Niedersächsisches Staatsarchiv, Hannover
1933 - 1937