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Inchinados

Madrid, Spain Henri Cartier-Bresson (French, 1908-2004)1933. Gelatin silver print, 9 1/2 x 13 15/16" (24.2 x 35.4 cm). Gift of the photographer. © 2011 Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos, courtesy Fondation Henri Cartier-Bresson, Paris

 

L’Italia, attraverso un governo tecnico d’emergenza che mette al riparo dalle proprie responsabilità i partiti politici eletti in parlamento, vuole riformare il diritto del lavoro.

Ciò dopo gli interventi tampone per ridurre il deficit dello stato attraverso NUOVE ENTRATE da tasse e speculazione sulle pensioni, lasciando intoccati i pilastri di questo sistema iniquo e continuando a incidere sulle fasce più deboli della popolazione.

La cosiddetta fase due, quella del rilancio dell’economia, passa attraverso la riedizione del Thatcherismo: da una parte le liberalizzazioni che altro non sono che una ulteriore deregulations e degrado del tessuto economico e un regalo del bene pubblico alla speculazione, dall’altro una radicale espropriazione dei diritti per il lavoro dipendente per renderlo più sfruttabile e conveniente.

La medicina alla crisi è il ritorno allo sfruttamento selvaggio, la deriva di masse di persone verso la miseria e l’assenza di peso sociale.

Ichino è il più attivo ideologo di questo passaggio, deputato del PD, è ispiratore delle intenzioni di riforma del governo Monti e della ministra Fornero.

Lui, innamorato del suo progetto, lo promuove e lo difende come sistema di equità per eliminare le disparità fra lavoratori.

In realtà è il colpo finale per togliere le tutele ai dipendenti e renderli tutti precari, vittime di una moderna forma di caporalato.

La storia ce l’ha insegnato: le pallottole servono al potere per restaurare la sua autorità.

Così oggi abbiamo la legge Biagi che ha istituzionalizzato la mancanza di futuro per i giovani.

Per sconfiggere questa gente occorre rendere ancora più forte la democrazia partecipandola a tutti i livelli, con la contestazione, con le elezioni, con le battaglie all’interno delle agenzie di formazione del consenso, partiti, giornali, scuola, con l’occupazione di posti di potere della cosa pubblica, con la contro-informazione.

Con l’informazione.

Non mollandoci mai, anche quando la speranza viene meno.

Perché il sistema che vogliono imporre è ingiusto ma soprattutto non funziona, quindi non può resistere al giudizio popolare.

Perché il percorso è lungo e non finisce mai, ma è l’unico che abbiamo per crescere e migliorare l’umanità.

 

Quindi cerchiamo di capire:

Da Wikipedia ecco il disegno di Ichino che il governo Monti vuole far suo.

Ichino è sostenitore di una riforma dei contratti di lavoro che, in riferimento a tutti i nuovi contratti di lavoro (salvi quelli stagionali o puramente occasionali), abolisca le forme di lavoro precario e i contratti a progetto, prevedendo l’assunzione subito a tempo indeterminato come forma normale di assunzione, principale e più diffusa nei rapporti di lavoro, ma con un periodo di prova di sei mesi, poi un regime di protezione crescente con la durata del rapporto di lavoro. Propone anche una riforma della disciplina dei licenziamenti.

Propone un contratto unico di inserimento e lavoro a tempo indeterminato, con un periodo di prova massimo di sei mesi, una contribuzione previdenziale fissa al 30% eccetto l’apprendistato, l’applicazione dell’art. 18 per il licenziamento disciplinare e per quello ravvisato dal giudice come discriminatorio, la non sindacabilità giudiziale delle scelte tecniche e organizzative dell’imprenditore, bilanciata da un sistema di relazioni industriali in cui questo ruolo dalla magistratura del lavoro è riaffidato ad un sindacato interlocutore del fenomeno produttivo.

In particolare, propone di abrogare l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori per la generalità dei licenziamenti, ad eccezione dei licenziamenti disciplinari, discriminatori o di rappresaglia, per i quali verrebbe matenuta la tutela reale. Per questi licenziamenti, il giudice potrebbe ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro, mentre per tutti gli altri l’obbligo di reintegrazione sarebbe sostituito con un’indennità economica pari a un certo numero di mensilità di salario, crescenti con l’anzianità di servizio. Il giudice non potrebbe più sindacare le scelte dell’imprenditore e le motivazioni economico-organizzative che hanno portato all’interruzione del rapporto di lavoro, e dichiarare di conseguenza il licenziamento inefficace, ordinando la reintegrazione.
L’indennizzo sarebbe integrato da un’assicurazione contro la disoccupazione, finanziata interamente con un contributo a carico dell’impresa, determinato secondo il criterio bonus/malus, in modo da disincentivare il licenziamento, rendendo più costosi i premi per le aziende che vi ricorrono troppo di frequente.

I critici obiettano che con questa riforma diventa inconsistente l’applicazione della tutela reale contro i licenziamenti disciplinari, discriminatori, di rappresaglia, potendo il datore interrompere in ogni caso il rapporto di lavoro con una diversa motivazione economico-organizzativa, non opponibile davanti al giudice. Sarebbe illegittimo escludere a priori dai poteri di disamina della magistratura un ambito dei diritti soggettivi così importante come quello del lavoro (e dell’interruzione del rapporto di lavoro), e un soluzione banale e pretestuosa risolvere un battente di cause del lavoro arretrate con una semplice abrogazione delle leggi e dei diritti che ne sono la fonte. Si ottiene l’efficienza della “macchina giustizia”, al prezzo di un arretramento del diritto.

Una seconda obiezione riguarda l’assenza di filtri ai licenziamenti collettivi e di Borsa, ora limitati dalle Leggi Prodi e Marzano alle sole aziende in crisi economica o di liquidità, da restrittivi parametri finanzanri e patrimoniali

Pietro Ichino

In particolare, con la trasformazione del licenziamento collettivo in licenziamento individuale plurimo per motivi economico-organizzativi, vengono meno gli obblighi di informativa e consultazione sindacale; restrizioni alla possibilità di licenziare in aziende con utile, fatturato, produttività del lavoro, o quota di mercato in crescita; in aziende che beneficiano a vario titolo di contributi statali o comunitari anche in forma di incentivi di settore; di subordinare il licenziamento collettivo ad un taglio dei costi operativi e ad una valutazione giudiziale del sistema premiante, in termini di retribuzione variabili e buoni uscita dei dirigenti apicali, contrattualizzati e svincolati dai risultati gestionali. 

Sostiene che con questa riforma dei licenziamenti si realizzerebbe una sostanziale eguaglianza di opportunità per tutti i lavoratori che accedono al tessuto produttivo, con superamento dell’attuale dualismo caratteristico del mercato del lavoro italiano. Alle aziende con meno di 15 dipendenti sarebbe estesa la tutela reale e il diritto di reintegra per i casi di licenziamento disciplinare, discriminatorio e di rappresaglia; nelle aziende che hanno più di 15 dipendenti verrebbe invece applicato il nuovo meccanismo di tutela ispirato ai principi della flexicurity per i licenziamenti dettati da motivo economico od organizzativo.

La proposta di legge introduce un’assicurazione contro la disoccupazione e maggiori indennità a carico di Stato e datori di lavoro. Il datore ha l’onere della prova se qualifica il licenziamento come disciplinare, l’onere è invece del dipendente se ritiene il licenziamento discriminatorio. Non è ammessa la reintegrazione nel posto di lavoro se il licenziamento individuale è per giustificato motivo oggettivo: la motivazione economico-organizzativa non può essere sindacata dal giudice del lavoro, salvo che il licenziato abbia più di 20 anni di anzianità.

Ichino sostiene anche lo spostamento del baricentro della concertazione collettiva dagli accordi nazionali alla contrattazione di secondo livello nelle aziende.

 Aggiornamento Wikipedia del 24 dicembre 2011. Link all’intera pagina Wikipedia su Pietro Ichino

2 Responses to Inchinados

  1. Inchinados | punti di vista on 6 gennaio 2012 at 11:47

    [...] Inchinados [...]

  2. Gianni on 6 gennaio 2012 at 12:11

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