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	<title>Commenti per punti di vista</title>
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	<description>la vita in fotogrammi</description>
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		<title>Commenti su Il mercato degli schiavi di Gianni</title>
		<link>http://www.giannimarconi.com/il-mercato-degli-schiavi.html/comment-page-1/#comment-4228</link>
		<dc:creator>Gianni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 18:50:10 +0000</pubDate>
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		<description>Il pezzo riportato da Prospero è toccante, ci spiega che siamo tornati nel Far West dove comanda il sopruso.
Altrettanto e più ancora toccante è il pezzo di Riccardo che ci spiega la storia di un lungo tradimento.
Non quello che ci hanno abituato a identificare nel comunismo e nell&#039;URSS, ma più semplicemente nei miti dell&#039;Europa solidale, dell&#039;Euro salva Stati, del PIL sempre in crescita, della globalizzazione che porta ricchezza, della delocalizzazione perché noi siam più furbi. Una storia consumata ma che ce la impongono di nuovo con pervicacia e unanimismo parlamentare, senza più uno straccio di opposizione. Sì perché la verità è che la sinistra rappresentata in parlamento è stata la prima a crederci in questi miti, è stata quella che ha creato le leggi che aprivano al lavoro precario e sempre quella che ha aumentato l&#039;età pensionabile. Quella che riesce a montare sul carrozzone del referendum contro la privatizzazione dell&#039;acqua quando poi lo ha già fatto nelle sue città di spicco. Non so&#039; se è giusto riversare sulla CGIL la scelta nefasta della delocalizzazione della fabbrica di Riccardo, altri l&#039;hanno fatta. Ma non credo sia sbagliato che Riccardo si incazzi proprio con lei, che è chiamata a organizzare la difesa dei lavoratori.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il pezzo riportato da Prospero è toccante, ci spiega che siamo tornati nel Far West dove comanda il sopruso.<br />
Altrettanto e più ancora toccante è il pezzo di Riccardo che ci spiega la storia di un lungo tradimento.<br />
Non quello che ci hanno abituato a identificare nel comunismo e nell&#8217;URSS, ma più semplicemente nei miti dell&#8217;Europa solidale, dell&#8217;Euro salva Stati, del PIL sempre in crescita, della globalizzazione che porta ricchezza, della delocalizzazione perché noi siam più furbi. Una storia consumata ma che ce la impongono di nuovo con pervicacia e unanimismo parlamentare, senza più uno straccio di opposizione. Sì perché la verità è che la sinistra rappresentata in parlamento è stata la prima a crederci in questi miti, è stata quella che ha creato le leggi che aprivano al lavoro precario e sempre quella che ha aumentato l&#8217;età pensionabile. Quella che riesce a montare sul carrozzone del referendum contro la privatizzazione dell&#8217;acqua quando poi lo ha già fatto nelle sue città di spicco. Non so&#8217; se è giusto riversare sulla CGIL la scelta nefasta della delocalizzazione della fabbrica di Riccardo, altri l&#8217;hanno fatta. Ma non credo sia sbagliato che Riccardo si incazzi proprio con lei, che è chiamata a organizzare la difesa dei lavoratori.</p>
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		<title>Commenti su Il mercato degli schiavi di Riccardo</title>
		<link>http://www.giannimarconi.com/il-mercato-degli-schiavi.html/comment-page-1/#comment-4226</link>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 16:05:16 +0000</pubDate>
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		<description>Giovedi scorso Adolfo ed io siamo andati alla cena organizzata presso il centro sociale Aq 16, allo scopo di raccogliere dei fondi per Il Manifesto.
C’era Loris Campetti a cui il nostro ‘’sacrificio’’ è valso 1150.00 euri. Più di quanto sperassi, visto la capienza del locale. Insieme a lui, sul palco, c’era anche un ‘’giovane’’ (rispetto a me) sindacalista della Fiom. S’è parlato degli argomenti evidenziati da Prospero (facendomi gridare al miracolo fino all’ultimo. E lui sa il perché). 
Si cenava ad una temperatura appena sopra lo zero, tanto che ho continuato ad indossare la mia giacca da eschimese e il mio berretto foderato di pelliccia e la cucine era indiana, cucinata apposta dalla Cuki, la portavoce dei lavoratori, indiani come lei, che avevano dato vita al sitting di quest’estate davanti alla prefettura.
A un certo punto, insieme alle note vicende, s’è parlato anche della situazione reggiana, che nei prossimi mesi, vedrà la perdita, non prevista fino ad un paio di mesi fa, di 12000 (dodicimila) posti di lavoro distribuiti tra la metalmeccanica industriale, agricola e motoristica. Questo solo per il settore metalmeccanico e solo per Reggio. 
Già lì ho iniziato a vacillare. Poi il discorso è finito per un attimo, solo per un attimo, poi è stato volutamente lasciato cadere, sulla politica della Regione Emilia Romagna e delle difficoltà che si hanno nel rapportarsi con personaggi che sono legati a troppi interessi. Sindacalismo e imprenditorialità spesso non si distinguono, per non parlare di altre faccende poco chiare come le multi utility ed intrallazzi vari. Un attimo, è stato solo un attimo, ma forse i freddo, forse la cucina della Cuki, forse il mio stomaco anziano, fatto sta che mi sono dovuto precipitare fuori per non vomitare in faccia ad Adolfo quel poco che avevo mangiato.
Per fortuna, a differenza delle volte scorse non c’era Mirto Bassoli. La CGIL non è la Fiom e vi posso assicurare che se ci fosse stato, non sarei corso fuori, non gli avrei riservato lo stesso trattamento rispettoso che ho avuto per Adolfo.
Se una persona lavorasse nell’ambito cooperativo da oltre trent’anni come me, avrebbe capito al volo il significato delle parole ‘’Sindacalismo e imprenditorialità spesso non si distinguono, per non parlare di altre faccende poco chiare come le multi utility ed intrallazzi vari’’ e quanto questa commistione sia responsabile del tracollo dell’economia solidaristica e della perdita di tanti posti di lavoro. Di operai, di impiegati, naturalmente, perché la classe dirigente ha vissuto ‘’con il culo nel burro’’ (parole non mie ma di un dirigente cooperativo) ingrassando il portafoglio e con i loro doppi o tripli incarichi sono molto cautelati.
Mirto Bassoli non c’era, temevo la sua presenza, forse avrei vomitato prima. Per lui, per l’Irene Velotti, funzionaria della Camera del lavoro, quando li pregavo d’intervenire e di non essere così accondiscendenti con la nostra direzione, mi rispondevano con fastidio che la mia era un’ossessione, che l’azienda dove lavoravo era una grande azienda e che tutto si sarebbe risolto con qualche giorno di cassa integrazione. Ora che stiamo applicando il contratto di solidarietà, in attesa che lo stato italiano ratifichi l’accoglimento della nostra domanda, in funzione anche dei fondi non illimitati di cui dispone e delle nostre future prospettive, molto scarse, abbiamo un orizzonte di quattro mesi, un anno. 
Secondo quei signori discutere ed intervenire sui piani industriali non era di loro competenza. Alla Fiat, si e in una Cooperativa, la più vecchia cooperativa d’Italia, no?
La Fiat è criticabile perché trasferisce all’estero buona parte della propria produzione e una cooperativa con oltre centoventi anni di storia, no?
Ed anche solo parlarne tra noi è passibile di ‘’pesantissime sanzioni disciplinari’’, come il nostro presidente ha tenuto a dire nell’ultimo incontro che ha avuto con un gruppo di soci?
Domani, toccherà al mio gruppo. Preparate le arance. 
Per me, intendo, perché domani non gli farò passare nessuna di quelle parole, non da tirare addosso a lui come al carnevale di Ivrea. Anche se se lo meriterebbe. 
Domani sarò impegnato tutto il giorno in un’estenuante riunione. Se non mi sentite venerdì, venite a San Tommaso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedi scorso Adolfo ed io siamo andati alla cena organizzata presso il centro sociale Aq 16, allo scopo di raccogliere dei fondi per Il Manifesto.<br />
C’era Loris Campetti a cui il nostro ‘’sacrificio’’ è valso 1150.00 euri. Più di quanto sperassi, visto la capienza del locale. Insieme a lui, sul palco, c’era anche un ‘’giovane’’ (rispetto a me) sindacalista della Fiom. S’è parlato degli argomenti evidenziati da Prospero (facendomi gridare al miracolo fino all’ultimo. E lui sa il perché).<br />
Si cenava ad una temperatura appena sopra lo zero, tanto che ho continuato ad indossare la mia giacca da eschimese e il mio berretto foderato di pelliccia e la cucine era indiana, cucinata apposta dalla Cuki, la portavoce dei lavoratori, indiani come lei, che avevano dato vita al sitting di quest’estate davanti alla prefettura.<br />
A un certo punto, insieme alle note vicende, s’è parlato anche della situazione reggiana, che nei prossimi mesi, vedrà la perdita, non prevista fino ad un paio di mesi fa, di 12000 (dodicimila) posti di lavoro distribuiti tra la metalmeccanica industriale, agricola e motoristica. Questo solo per il settore metalmeccanico e solo per Reggio.<br />
Già lì ho iniziato a vacillare. Poi il discorso è finito per un attimo, solo per un attimo, poi è stato volutamente lasciato cadere, sulla politica della Regione Emilia Romagna e delle difficoltà che si hanno nel rapportarsi con personaggi che sono legati a troppi interessi. Sindacalismo e imprenditorialità spesso non si distinguono, per non parlare di altre faccende poco chiare come le multi utility ed intrallazzi vari. Un attimo, è stato solo un attimo, ma forse i freddo, forse la cucina della Cuki, forse il mio stomaco anziano, fatto sta che mi sono dovuto precipitare fuori per non vomitare in faccia ad Adolfo quel poco che avevo mangiato.<br />
Per fortuna, a differenza delle volte scorse non c’era Mirto Bassoli. La CGIL non è la Fiom e vi posso assicurare che se ci fosse stato, non sarei corso fuori, non gli avrei riservato lo stesso trattamento rispettoso che ho avuto per Adolfo.<br />
Se una persona lavorasse nell’ambito cooperativo da oltre trent’anni come me, avrebbe capito al volo il significato delle parole ‘’Sindacalismo e imprenditorialità spesso non si distinguono, per non parlare di altre faccende poco chiare come le multi utility ed intrallazzi vari’’ e quanto questa commistione sia responsabile del tracollo dell’economia solidaristica e della perdita di tanti posti di lavoro. Di operai, di impiegati, naturalmente, perché la classe dirigente ha vissuto ‘’con il culo nel burro’’ (parole non mie ma di un dirigente cooperativo) ingrassando il portafoglio e con i loro doppi o tripli incarichi sono molto cautelati.<br />
Mirto Bassoli non c’era, temevo la sua presenza, forse avrei vomitato prima. Per lui, per l’Irene Velotti, funzionaria della Camera del lavoro, quando li pregavo d’intervenire e di non essere così accondiscendenti con la nostra direzione, mi rispondevano con fastidio che la mia era un’ossessione, che l’azienda dove lavoravo era una grande azienda e che tutto si sarebbe risolto con qualche giorno di cassa integrazione. Ora che stiamo applicando il contratto di solidarietà, in attesa che lo stato italiano ratifichi l’accoglimento della nostra domanda, in funzione anche dei fondi non illimitati di cui dispone e delle nostre future prospettive, molto scarse, abbiamo un orizzonte di quattro mesi, un anno.<br />
Secondo quei signori discutere ed intervenire sui piani industriali non era di loro competenza. Alla Fiat, si e in una Cooperativa, la più vecchia cooperativa d’Italia, no?<br />
La Fiat è criticabile perché trasferisce all’estero buona parte della propria produzione e una cooperativa con oltre centoventi anni di storia, no?<br />
Ed anche solo parlarne tra noi è passibile di ‘’pesantissime sanzioni disciplinari’’, come il nostro presidente ha tenuto a dire nell’ultimo incontro che ha avuto con un gruppo di soci?<br />
Domani, toccherà al mio gruppo. Preparate le arance.<br />
Per me, intendo, perché domani non gli farò passare nessuna di quelle parole, non da tirare addosso a lui come al carnevale di Ivrea. Anche se se lo meriterebbe.<br />
Domani sarò impegnato tutto il giorno in un’estenuante riunione. Se non mi sentite venerdì, venite a San Tommaso.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Il mercato degli schiavi di Prospero</title>
		<link>http://www.giannimarconi.com/il-mercato-degli-schiavi.html/comment-page-1/#comment-4225</link>
		<dc:creator>Prospero</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 14:36:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconi.com/?p=4868#comment-4225</guid>
		<description>“Sono un uomo di merda”
22 febbraio 2012  
“Io song n’omme ‘e mmerda”. Non sono i versi di una canzone scurrile. Sono le incredibili parole, un autocondanna, un’autocritica alla Pol Pot, che gli operai ddella Fiat di Pomigliano sono costretti a pronunciare davanti a un microfono e davanti a compagni e capi in una specie di assemblea detta modernamente “acquario”. Un’umiliante penitenza richiesta quando quell’operaio “non regge le cadenze o sbaglia a montare un pezzo”. Forse questi sono i “fannulloni” a cui allude la Marcegaglia. Insomma l’operaio cede alla fatica e così “viene convocato a fine turno: capi e sottocapi lo circondano e gli fanno recitare al microfono” tali tremendi versetti. L’episodio è riportato non in un foglietto estremista diffuso dai duri della Fiom bensì dal “Foglio” di Giuliano Ferrara. E l’autore dell’articolo è un Gianfranco Pace che forse soffre le reminiscenze di un suo lontano passato. E il fatto era già stato raccontato da Loris Campetti sul “Manifesto”.

“Io sono un uomo di merda” è costretto a dire quell’operaio che come un novello Charlot non ce la fa a inseguire i ritmi di Marchionne. In una fabbrica dove se hai la tessera Fiom non entri. Come quando non si poteva avere l’Unità in tasca. E poi c’è chi osa tacciare di nostalgici del primo Novecento perfino coloro che nel Pd osano non osannare la politica Fiat. Ma chi sta facendo salti enormi all’indietro, in nome dei “tempi moderni” (titolo, appunto, del film di Chaplin)?

Un episodio che incita alla rivolta. Che prima o poi arriverà . E così i moderni proletari, per rimanere in tema, saranno costretti a riscoprire un antico sorpassato slogan soreliano: “A salario di merda lavoro di merda”. Così – magari anche quando si sostiene che la riforma del lavoro la fanno solo esperti ministri senza il conforto eperto dei sindacati – si buttano a mare anni di faticose conquiste e vere modernizzazioni.Quelle che avrebbero dovuto portare “da sfruttati a produttori”, come diceva un volume di Bruno Trentin. Tanto per citare uno che se fosse ancora vivo non crederebbe ai propri occhi. di Bruno Ugolini</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“Sono un uomo di merda”<br />
22 febbraio 2012<br />
“Io song n’omme ‘e mmerda”. Non sono i versi di una canzone scurrile. Sono le incredibili parole, un autocondanna, un’autocritica alla Pol Pot, che gli operai ddella Fiat di Pomigliano sono costretti a pronunciare davanti a un microfono e davanti a compagni e capi in una specie di assemblea detta modernamente “acquario”. Un’umiliante penitenza richiesta quando quell’operaio “non regge le cadenze o sbaglia a montare un pezzo”. Forse questi sono i “fannulloni” a cui allude la Marcegaglia. Insomma l’operaio cede alla fatica e così “viene convocato a fine turno: capi e sottocapi lo circondano e gli fanno recitare al microfono” tali tremendi versetti. L’episodio è riportato non in un foglietto estremista diffuso dai duri della Fiom bensì dal “Foglio” di Giuliano Ferrara. E l’autore dell’articolo è un Gianfranco Pace che forse soffre le reminiscenze di un suo lontano passato. E il fatto era già stato raccontato da Loris Campetti sul “Manifesto”.</p>
<p>“Io sono un uomo di merda” è costretto a dire quell’operaio che come un novello Charlot non ce la fa a inseguire i ritmi di Marchionne. In una fabbrica dove se hai la tessera Fiom non entri. Come quando non si poteva avere l’Unità in tasca. E poi c’è chi osa tacciare di nostalgici del primo Novecento perfino coloro che nel Pd osano non osannare la politica Fiat. Ma chi sta facendo salti enormi all’indietro, in nome dei “tempi moderni” (titolo, appunto, del film di Chaplin)?</p>
<p>Un episodio che incita alla rivolta. Che prima o poi arriverà . E così i moderni proletari, per rimanere in tema, saranno costretti a riscoprire un antico sorpassato slogan soreliano: “A salario di merda lavoro di merda”. Così – magari anche quando si sostiene che la riforma del lavoro la fanno solo esperti ministri senza il conforto eperto dei sindacati – si buttano a mare anni di faticose conquiste e vere modernizzazioni.Quelle che avrebbero dovuto portare “da sfruttati a produttori”, come diceva un volume di Bruno Trentin. Tanto per citare uno che se fosse ancora vivo non crederebbe ai propri occhi. di Bruno Ugolini</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La piva reggiana dal carner al blog di Gianni</title>
		<link>http://www.giannimarconi.com/la-piva-reggiana-dal-carner-al-blog.html/comment-page-1/#comment-4224</link>
		<dc:creator>Gianni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 17:22:08 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Ilaria, 
è ancora aperto come un tempo il blog di fuori porta, 
ma la gente che ci veniva a bere, fuori o dentro è tutta morta: 
qualcuno è andato per età, qualcuno perchè già dottore 
e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po&#039; peggiore...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Ilaria,<br />
è ancora aperto come un tempo il blog di fuori porta,<br />
ma la gente che ci veniva a bere, fuori o dentro è tutta morta:<br />
qualcuno è andato per età, qualcuno perchè già dottore<br />
e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po&#8217; peggiore&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il mercato degli schiavi di Gianni</title>
		<link>http://www.giannimarconi.com/il-mercato-degli-schiavi.html/comment-page-1/#comment-4223</link>
		<dc:creator>Gianni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 15:56:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconi.com/?p=4868#comment-4223</guid>
		<description>Sì, direi che la parabola e la filosofia sono quelle azzeccate per descrivere la consuetudine del dipendente italiano di perdere, con stoica rassegnazione.
Su questo, forse, il PD confida per il suo successo elettorale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, direi che la parabola e la filosofia sono quelle azzeccate per descrivere la consuetudine del dipendente italiano di perdere, con stoica rassegnazione.<br />
Su questo, forse, il PD confida per il suo successo elettorale.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Il mercato degli schiavi di Riccardo</title>
		<link>http://www.giannimarconi.com/il-mercato-degli-schiavi.html/comment-page-1/#comment-4222</link>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 15:14:50 +0000</pubDate>
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		<description>Schiavi, gladiatori, vittime sacrificali. Invece del bastone e della frusta, lo stile di vita.
In fondo, per essere felici basta desiderare meno di iquello che ci si può permettere. Se si dispone dei soldi per comperare una bella bistecca di manzo, meglio comperare dei petti di pollo, con i soldi per il pollo, meglio un uovo.
Per secoli, millenni, l&#039;umanità s&#039;è domandata chi tra l&#039;uovo e la gallina venisse prima. Dobbiamo dire grazie al Governo Monti se anche di questo grande interrogativo ora abbiamo la risposta.
E la risposta è: dipende dallo spred.
Quando le cose vanno bene, viene prima la gallina, quando vanno male, l&#039;uovo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Schiavi, gladiatori, vittime sacrificali. Invece del bastone e della frusta, lo stile di vita.<br />
In fondo, per essere felici basta desiderare meno di iquello che ci si può permettere. Se si dispone dei soldi per comperare una bella bistecca di manzo, meglio comperare dei petti di pollo, con i soldi per il pollo, meglio un uovo.<br />
Per secoli, millenni, l&#8217;umanità s&#8217;è domandata chi tra l&#8217;uovo e la gallina venisse prima. Dobbiamo dire grazie al Governo Monti se anche di questo grande interrogativo ora abbiamo la risposta.<br />
E la risposta è: dipende dallo spred.<br />
Quando le cose vanno bene, viene prima la gallina, quando vanno male, l&#8217;uovo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La piva reggiana dal carner al blog di ilaria</title>
		<link>http://www.giannimarconi.com/la-piva-reggiana-dal-carner-al-blog.html/comment-page-1/#comment-4221</link>
		<dc:creator>ilaria</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 07:38:12 +0000</pubDate>
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		<description>toc. toc.
c&#039;è qualcuno?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>toc. toc.<br />
c&#8217;è qualcuno?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Landini Vs Palpatine tecniche di Gianni</title>
		<link>http://www.giannimarconi.com/landini-contro-palpatine-tecniche.html/comment-page-1/#comment-4218</link>
		<dc:creator>Gianni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 19:57:53 +0000</pubDate>
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		<description>http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Farfalline&amp;idSezione=34044
Fangareggi sostiene che Landini è quasi pronto a sostituire Vendola alla guida di SEL ottenendo così il raddoppio dei voti.
Non so se questa sia una ipotesi o una notizia, ma sarebbe di sicuro una svolta epocale!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Farfalline&#038;idSezione=34044" rel="nofollow">http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Farfalline&#038;idSezione=34044</a><br />
Fangareggi sostiene che Landini è quasi pronto a sostituire Vendola alla guida di SEL ottenendo così il raddoppio dei voti.<br />
Non so se questa sia una ipotesi o una notizia, ma sarebbe di sicuro una svolta epocale!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Amnesia di Riccardo</title>
		<link>http://www.giannimarconi.com/amnesia.html/comment-page-1/#comment-4217</link>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 15:28:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconi.com/?p=4852#comment-4217</guid>
		<description>Caro Gianni, Maestro nel mio cuore. De Andrè, Guccini &amp; Co, sono come dici tu, in senso buono, dei fighetti. Sono un elite e degli intellettuali, nulla a che fare con la musica popolare che, infatti, è quella delle Lise dagli occhi blu, dei Lugli e delle Rose rosse. Questa è la musica erede delle pive, dei canti delle mondine o la bella Gigugin. De Andrè era un poeta,  Guccini anche, gente che ha studiato, Bigazzi non lo so, ma usa lo stesso meccanismo con il quale, quando aver dei musici era raro ed anche le pive, facevano quello che potevano, le note venivano di conseguenza alle parole e si cantava a cappella.
Si, speriamo entrino in campo quelli delle pive. Chissà se hanno più note dello strumento da loro tanto amato. De gustibus.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Gianni, Maestro nel mio cuore. De Andrè, Guccini &amp; Co, sono come dici tu, in senso buono, dei fighetti. Sono un elite e degli intellettuali, nulla a che fare con la musica popolare che, infatti, è quella delle Lise dagli occhi blu, dei Lugli e delle Rose rosse. Questa è la musica erede delle pive, dei canti delle mondine o la bella Gigugin. De Andrè era un poeta,  Guccini anche, gente che ha studiato, Bigazzi non lo so, ma usa lo stesso meccanismo con il quale, quando aver dei musici era raro ed anche le pive, facevano quello che potevano, le note venivano di conseguenza alle parole e si cantava a cappella.<br />
Si, speriamo entrino in campo quelli delle pive. Chissà se hanno più note dello strumento da loro tanto amato. De gustibus.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Amnesia di Gianni</title>
		<link>http://www.giannimarconi.com/amnesia.html/comment-page-1/#comment-4215</link>
		<dc:creator>Gianni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 14:02:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconi.com/?p=4852#comment-4215</guid>
		<description>Interessante la traduzione anglosassone della Gigiasa, così come quella di Summertine in italiano, mentre Luglio mi rimane una canzone soporifera.
Quel che mi sovviene da tutti questi discorsi è che le canzoni di Bigazzi, perché popolari, sostituiscano la canzone popolare.
Ma qui mi fermo, sapendo che ci sono esperti che di tanto in tanto fan capolino qui per questioni di piva che mi potrebbero sparare ad alzo zero...
(... non male però, Bigazzi erede della tradizione di musica popolare... di colpo sparirebbe il blasone per quei fighetti di De Andrè, Guccini, Lolli...)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante la traduzione anglosassone della Gigiasa, così come quella di Summertine in italiano, mentre Luglio mi rimane una canzone soporifera.<br />
Quel che mi sovviene da tutti questi discorsi è che le canzoni di Bigazzi, perché popolari, sostituiscano la canzone popolare.<br />
Ma qui mi fermo, sapendo che ci sono esperti che di tanto in tanto fan capolino qui per questioni di piva che mi potrebbero sparare ad alzo zero&#8230;<br />
(&#8230; non male però, Bigazzi erede della tradizione di musica popolare&#8230; di colpo sparirebbe il blasone per quei fighetti di De Andrè, Guccini, Lolli&#8230;)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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