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Berengo e Fiaf – A proposito di fotografia documentativa

21 gennaio 2012
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Il ruolo del fotografo

 

Provengo da una conferenza di Berengo Gardin tenuta ieri alla biblioteca Panizzi. Al ritorno, un altro stimolo sullo stesso argomento mi si è aggiunto sfogliando la rivista FotoIt, organo ufficiale della Fiaf, la più importante associazione di fotoamatori.

Entrambe le situazioni premono sul potere “documentativo” della fotografia, inteso come registrazione del quotidiano, della realtà, senza interpretazioni liriche o poetiche che dir si voglia.

Se non che, proprio il confronto fra gli scatti di Berengo a Luzzara e quelli di Paul Strand precedenti di vent’anni, ci dicono quale differenza passa fra una foto ed un’altra fatte entrambe allo stesso soggetto, nello stesso luogo. “Ma io non sono un ritrattista, ma io non voglio inserire poetica, io voglio documentare” in un qualche modo ha detto-giustificato Berengo.

Giusto. Ma la resa ai miei occhi è completamente diversa. Anzi, dentro di me, per riflessioni già fatte,  i vari “io non” mi suonano come alibi e mi suggeriscono che la “pretesa” di essere più realistici attraverso una foto più banale, sia un dozzinale rimedio ai propri limiti buttandola nell’ideologia del “vero”.

Vero cosa? Quel signore con grembiulone bianco deve per forza essere un bottegaio o un macellaio? Ma chi l’ha detto? E quel giovane capellone con i pantaloni a zampa di elefante era un giovane dell’epoca o un attore o un funzionario di polizia in borghese?

Non c’è peggior patacca della fotografia quando si voglion fornire prove di autenticità.

Perché è quella più incline ad essere creduta.

E quando Berengo, come sempre fa,  ha voluto dividere moralisticamente il mondo (analogico vs digitale, poetico vs realistico, fotografia vs immagine) altro non ha fatto che creare contenitori pro domo sua dove incasellare il mondo. Ma un frammento del mondo, una visione del mondo, non sono il mondo.

E neanche la sua documentazione.

Dicevo all’inizio che, turbato da tante prescrizioni, sono andato a casa e lì ho trovato FotoIt che pubblicava le fotografie vincitrici del Portfolio Italia 2011, ovvero il vincitore finale di tutte le selezioni locali alle quali hanno partecipato centinaia di fotografi.

Quella manifestazione che diede un duro colpo alla mia autostima, come riportato nel precedente post di agosto LINK.

Son rimasto duramente colpito, attonito prima, sdegnato poi, depresso infine, dopo aver letto la recensione del bravo Silvano Bicocchi.

Il lavoro in sé è un lavoro onesto e dignitoso. Ma PUNTO.

Non può diventare il portfolio che vince tutti i portfolio presentati dalle centinaia di autori italiani, perché i casi sono due, o i lavori erano pessimi ( e non è vero avendo visto gran belle cose alla selezione a cui ho partecipato) o la giuria perde il senso ed il valore delle cose alambiccandosi, per poi creare simulacri ideologici.

Quest’ultimo caso è il nostro caso, nel quale Bicocchi parte dicendo quanta fatica gli è costata prestar attenzione a quelle foto banali ma poi ci spiega che è riuscito ad alimentare una quintessenza endogena per edificare delle giustificazioni al lavoro, dandogli un valore aggiunto altrimenti invisibile. E questo valore aggiunto è la documentazione antropologica, non già dei pigmei, ma dei campeggiatori padani in via d’estinzione! (Ma chi l’ha detto?)

Ma quale documentazione?!?

Ora, ognuno è libero di seguire i percorsi che crede e la Fiaf può anche proseguire promuovendo nuove iniziative come le ultime di Passione Italia che chiedevano ai fotografi di spersonalizzarsi a favore della moltitudine di scatti per documentare un giorno dell’Italia, ma credo che tutto ciò sia una deriva alla fotografia d’autore, il sacrificio dell’uomo alla meccanicità, la trasformazione degli autori in automi anonimi italiani. In virtù di una operazione che può essere resa ancor più “realistica” dalle semplici webcam poste negli anfratti del nostro ambiente.

Il portfolio è visibile a questi link: FotoIt1   FotoIt2   FotoIt3   FotoIt4   FotoIt5   FotoIt6

 

 

 

 

 

14 Responses to Berengo e Fiaf – A proposito di fotografia documentativa

  1. Silvano Bicocchi on 21 gennaio 2012 at 17:29

    Caro Gianni, visto che parli di me non posso che risponderti per correggere delle inesattezze che trovo nelle tue parole:
    - Io non ho scritto quel che tu mi attribuisci, basta leggere l’articolo di FOTOIT.
    - Non è la FIAF che ha premiato il lavoro di Paola Fiorini e Beatrice Mancini ma una Giuria formata da esperti esterni alla Federazione che in questo caso è stata formata da: Massimo Mussini, Simone Donati, Martino Marangoni. Quindi la FIAF non ha nessuna paternità sulla scelta delle opere premiate.
    - E’ molto superficiale il tuo sbrigativo giudizio su Passione Italia, il più grande e popolare progetto fotografico che non ha eguali nel mondo, ti invito a guardare con più attenzione i libri molto interessanti che ne sono stati prodotti.

    Nell’articolo che presenta il Portfolio vincitore io parlo della mia difficoltà di leggere la realtà oltre gli stereotipi. Penso, rispettosamente, che anche tu non sfuggi a questa difficoltà, nel tuo stereotipo verso la FIAF, perchè ormai è da tempo che la FIAF è altra cosa da quella che tu ti immagini.
    Cordiali saluti – Silvano Bicocchi

  2. Gianni on 21 gennaio 2012 at 19:54

    Caro Silvano, grazie per il tuo intervento.
    Prendo atto delle tue precisazioni e mi scuso per l’aver citato Passione Italia solo per i particolari che ho scritto, in effetti è stato un progetto collettivo di grande importanza che avrà un suo posto nella storia della fotografia e del paese.
    Scusami però se non mi accontento del tuo volo radente che non entra nel merito delle questioni sollevate, poiché credo sia troppo riduttivo spostare l’attenzione sul fatto che la giuria fosse di esterni (come sono esterni gran parte dei giudici delle selezioni locali).
    Il fatto, la notizia, il cuore della vicenda, rimane il portfolio che ha vinto “Portfolio Italia” della Fiaf. Potremmo chiuderla lì dicendo che i gusti son gusti, oppure possiamo render meno banali le cose entrando nel merito delle scelte.
    Io il mio contributo al dibattito l’ho dato, basandomi anche su ciò che hai scritto, anche se mi spiace che tu mi dica che non l’ho capito. Spero però che la discussione sia gradita anche quando pone argomenti critici.
    Ciò vale soprattutto in riferimento al fatto che non parlo da esterno alla Fiaf che ragiona per stereotipi, ma da iscritto da diversi anni (anche se non ho ancora rinnovato la tessera del 2012), che ha sempre espresso apprezzamento ed entusiasmo per l’attività dell’associazione.
    Con vera stima, un caro saluto, Gianni.

  3. Silvano Bicocchi on 22 gennaio 2012 at 09:49

    Caro Gianni, gli stereotipi sono brutte bestie che ci crescono dentro senza che ce ne accorgiamo, è questo che io ho voluto dire nell’articolo con riferimento ai preconcetti che abbiamo verso la realtà, anche la più domestica. Non ci accorgiamo che tutto è in continua evoluzione e che quindi anche la nostra comprensione delle cose deve essere sempre aperta a cogliere i mutamenti.

    Portfolio Italia è un circuito fotografico aperto a tutta la cultura fotografica italiana, perché non è riservata agli iscritti FIAF, né nei partecipanti e né nelle giurie. In questo modo la FIAF diventa contenitore di un grande fenomeno di cultura fotografica nazionale.Lo dicono i numeri 741 autori partecipanti, 89 lettori, 947 portfolio presentati; proporzioni sconosciute fino a pochi anni fa. La FIAF è fedele al proprio Statuto nel promuovere in questo modo la fotografia in Italia? Vorrei proprio vedere che si dicesse di no.

    L’esito di una giuria va rispettato, allo stesso modo che si rispetta un’opinione, penso che sia finito il tempo in cui si pensava al giudizio di una giuria come al giudizio universale.

    L’opera che ha vinto non ci piace? Ogni opera ha il suo valore e non va mai letta confrontandola con le altre perché leggere non vuol dire giudicare ma comprendere.

    Certo che si deve discutere! Ma sempre mantenendo i toni rispettosi verso la complessità delle cose e tenere alta l’attenzione verso la loro evoluzione. Occorre comprendere quello che la FIAF è oggi: uno spazio culturale dove si incontrano e confrontano le tante diverse idee che rendono ricco il mondo della fotografia. Oggi la FIAF non ha un pensiero da promuovere se non quello di garantire il pluralismo dei pensieri.
    Ricambio la stima verso il tuo impegno che seguo da anni, un caro saluto. Silvano

  4. Gianni on 22 gennaio 2012 at 14:32

    Caro Silvano, io ho grande considerazione della tua qualità umana, intelligenza, generosità, spirito di servizio, promozione per i giovani. Anche per la Fiaf nutro apprezzamento e ho avuto modo di dirlo personalmente ai vari dirigenti che ho incontrato.
    Proprio per questo, quel che vi dico lo dico perché mi preme.
    Non basta essere “contenitori pluralistici”, occorre sapere di avere una grande responsabilità nel momento che si fa convergere su di sé tanta gente, perché comunque le scelte che scaturiranno risulteranno essere degli indirizzamenti e non è possibile né giusto scansarne la competenza. Perché vi compete!
    Entro nel merito: voi avete i titoli per giudicare, perché avete le competenze storiche ed artistiche.
    Avete anche un rapporto sociale con i circoli ed i fotoamatori, tenete congressi, stampate riviste, organizzate corsi.
    Quindi non potete poi partorire il topolino dicendo che la giuria è di esterni. Perché è un nascondere la mano, o peggio, non credere fino in fondo nella possibilità di essere “movimento culturale”. Ma come si fa a lasciare alla casualità di tre giudici esterni il compito di stabilire chi vince una selezione di 1000 portfolio? Seppure Mussini rappresenti per me la massima garanzia di competenza e serietà (lo stimo davvero tanto), rimane uno studioso, un competente, ovvero un esterno al “movimento” dei fotografi, quindi autoreferenziato nei gusti, nelle scelte.
    Invece, tu per primo Silvano dovresti prenderti la responsabilità di scegliere, perché tu per primo hai la responsabilità della guida della macchina che stai conducendo.
    Allora dopo potrai dire a pieno titolo: ho scelto questo portfolio perché questo è ciò che esprime la novità e la direzione della fotografia in Italia.
    E’ questa una necessità impellente per non esplodere come è esplosa l’arte contemporanea.
    Il problema è molto serio: da una parte c’è una diffusione di massa delle opportunità di espressione artistica, dall’altra non ci sono movimenti culturali, dall’altra ancora la selezione è fatta in circuiti invisibili, imperscrutabili che non si capisce a quale logica rispondano.
    Se rileggi quello che hai scritto capirai che non è un merito promuovere oggi la fotografia, essa si diffonde da sola come fenomeno di massa.
    Si è chiamati ad altro compito: consentire di non raspare per terra come le galline attraverso l’individuazione o comunque la ricerca di categorie di valore.
    E’ vero che i nostri maestri fotografi spesso usavano la poetica dei tramonti, delle vecchiette e delle pecore al pascolo (come ha richiamato Merlak nel suo articolo di apertura) ma usavano codici che dicevano se una fotografia aveva valore o no: la forma, le luci, l’armonia, la composizione….
    Oggi vedo che invece vengono sostituiti quei codici con altri: la grafica, il format, il meccanismo comunicativo….
    Insomma: vincere il Portfolio Italia 2011 ha un gran significato che non può essere sminuito relegandolo ad un problema di gusti di tre esperti esterni, per quanto autorevoli pur sempre “irresponsabili”.
    E’ un fatto centrale che ci deve far discutere.
    Cosa che ora stiamo iniziando a fare.

  5. Gianni on 22 gennaio 2012 at 15:00

    E per farmi capire meglio sulla situazione di caos in cui viviamo, aggiungo anche questa premiazione fatta con il numero di gennaio 2012 di Arte, una rivista di primissimo piano in Italia, che premia su una selezione vastissima di opere e partecipanti questo autore per le due foto che ha presentato. Ma è possibile una cosa così?

  6. Gianni on 23 gennaio 2012 at 07:37

    “…immagine in perfetto equilibrio, compiuta e puntuale, ma che nello stesso tempo esibiva una certa fragilità densa di significati. Ozzola ha conservato nei suoi lavori questa tensione e questa consapevolezza che abbracciano il senso stesso della cultura e del tempo che viviamo.”
    Di fronte alle due foto del cielo e dell’acqua, se non è quintessenza di formazione endogena questa…

  7. riccardo on 24 gennaio 2012 at 10:48

    Presto sarà il momento del festival di Sanremo. Immagino che tutti sappiate che il patrono d Sanremo è San Romolo. Fa già ridere questo fatto. Quanti anni sono che si dice che la canzone che vince il festival non è la più bella? Quante volte, andando al cinema per vederci la pelicola vincitrice a questo o quel concorso ci siamo trovati di fronte a vere e proprie ciofeche?
    è l’idea del concorso che non sta in piedi, nessuna giuria sarà mai sufficentemente oggettiva.
    Ognuno d noi, in un modo o nell’altro, è suggestioneto, il nostro giudizio non ha valore se non per noi stessi e per il nostro portafoglio che si spalanca per acquistare l’ultima opera musicale, l’ultima tela o il biglietto di una mostra fotografica.
    Come per la musica, ogni espressine artistica, è suggestione. Anche la fotografia, pur inflazionata da milioni di aggeggi in grado di “cogliere l’attimo†in alcuni casi può ritenersi suggestiva.
    Non voglio assolutamente che qualcuno pensi che mi voglia atteggiare a critico fotografico: per sgombrare il campo dico subito che le migliori foto in assoluto, per me, sono quelle delle mie vacanze e dei miei viaggi in moto o in bicicletta. Certo so valutare se una foto è stata scattata con un’attrezzatura di un tipo piuttosto che un altro, se gli obbiettivi utilizzati distorcevano alle estremità e risultavano diversamente luminosi e dettagliati dal centro, ma fermi qua.
    È il concetto di gara sottoposta a giudizio di una giuria che è sbagliato in se e per una manifestazione artistica controproducente: è più facile che la somma algebrica tra la scontentezza di coloro che non hanno vinto e la felicità del vincitore, porti ad un risultato favorevole alla massa più numerosa, ovvero ai perdenti.
    Cosi che come succede per il festival di Sanremo che i migliori interpreti disertino la manifestazione canora, nelle edizioni successive, qualcuno dei fotografi non vincitori non dia più il consenso all’utilizzo delle proprie opere. Nei concorsi, per far vincere uno, si fanno perdere tutti gli altri e così l’arte.
    Da quello che posso intravedere dalle foto presentate non posso fare altro, da uomo della strada, che domandarmi cosa ha spinto gli autori a presentare quelle foto: se nei miei albi vacanze avessi avuto mai degli scatti simili, li avrei tagliati proprio. Ma io non sono un esperto. Nemmeno quando ho visto “Lo zio Boonme ricorda le sue vite precedenti†mi sono calato nei panni non miei di critico cinematografico per dire di quella pellicola che era “UNA BOIATA PAZZESCA†anche se premiato con la Palma d’oro a Cannes.

  8. Alessia on 24 gennaio 2012 at 14:37

    Per quanto riguarda il concetto di AUTOMI e di MECCANICITà sto organizzando una mia personale CONCETTUALE a riguardo, ti terrò informato :) ;)
    (e spero parteciperai e che ti piacerà)

  9. Alessia on 24 gennaio 2012 at 14:47

    Rispondo a Riuccardo con l’affermazione “Quante volte, andando al cinema per vederci la pelicola vincitrice a questo o quel concorso ci siamo trovati di fronte a vere e proprie ciofeche?” beh’ ma non fa riflettere che nelle sale cinematografiche proiettino solo film perlopiù banali? Non è detto che le cose più gradite e famose siano le migliori perchè il pubblico di massa preferisce cose più scontate…il cinema d’autore viene allora relegato…da un certo punto di vista meglio così…dall’altro mi dispiace…e, comunque, basta vedere che schifo fa la TV!

  10. Alessia on 24 gennaio 2012 at 14:48

    ehm scusa… Riccardo (non Riuccardo, ho sbagliato a pigiare i tasti;))

  11. Silvano Bicocchi on 24 gennaio 2012 at 19:55

    Caro Gianni,
    Scusa il ritardo nella risposta ma il tempo è poco.
    Purtroppo il mondo in cui viviamo non è fatto solo di gente come me e te che possiamo pensarla allo stesso modo. Se la FIAF promuovesse un’idea di fotografia rispetto alle altre perderebbe il ruolo che le compete come Federazione di Associazioni fotografiche. Questo perché le idee sulla fotografia sono tante e la FIAF deve rispettarle tutte. Quindi il ruolo di promuovere un’idea rispetto alle altre non spetta a essa ma alle singole associazioni e ai fotografi. Alla FIAF spetta promuovre manifestazioni nelle quali tutte le idee possono concorrere e dal dibattito ogni fotografo sceglierà per se quella che più gli piace; vorrei vedere che non potesse essere così. Chiamare “esterni†a giudicare i lavori di Portfolio Italia non è rinunciare a un ruolo di guida ma aprire un’attività organizzata da FIAF a tutto il mondo della fotografia Italiana. Io penso che soprattutto oggi nella nostra società multiculturale la FIAF non può che essere così. Grazie per l’occasione d’aver potuto approfondire un aspetto del ruolo della FIAF che spesso non è capito. Un caro saluto. Silvano Bicocchi

  12. Gianni on 24 gennaio 2012 at 20:43

    Forse Silvano hai ragione, forse hanno ragione anche Giò e Riccardo.
    Forse quel che cerco non lo potrò realizzare con gli strumenti che sto usando.
    Ma credo di non essere l’unico a cercare percorsi lineari, se non oggettivi per lo meno obiettivi.
    Un caro saluto, Gianni

  13. riccardo on 25 gennaio 2012 at 10:18

    Alessia buongiorno. Lei è in errore: non è vero che le sale cinematografiche proiettino solo pellicole banali. Succede spesso nelle multisale, ma ci sono ancora sale cinematografiche, più di una, che hanno una programmazione interessante. Anche gli abbonati a Sky hanno ampia possibilità di scelta. L’errore è spesso quello di affidarsi ai critici e alle giurie. Se si è giunti alla soglia della maturità ci si può affidare tranquillamente alla propria capacità critica per dire semplicemente mi piace o non mi piace. Non è bello o è brutto, ma solo mi piace o non mi piace. Spesso nei giudizi della critica c’è una sorta di lirismo che vuole stupire il lettore per quanto scritto, più che accompagnarlo ad una buona visione.
    Per rispondere alla signora Giò vorrei, se mi consente, darle una speranza sull’esistenza di luoghi gratuiti, o molto economici, ma con tutte le carte in regola per la sicurezza del pubblico e delle opera esposte. In città ci sono alcuni centri come il Buco Magico, L’Orologio ecc, Biblioteche di quartiere che già ospitano manifestazioni culturali, incontri letterari, musicali che sarebbero lieti di migliorare la loro scenografia con opere di qualità che siano fotografie o quadri.
    Il mio giovane amico, avventuroso fotografo, Francesco Mariani che va a caccia di momenti che per la stragrande maggioranza di persone rimarrebbero sconosciuti, durante la settimana della fotografia, s’è affittato, con un paio d’amici, una sala al di fuori del circuito principale.
    Come ogni passione anche quella fotografica ha il suo prezzo e il giovane, il dilettante, l’amatore, come succede in ogni campo qualche spesa la deve sostenere, magari solo per i pannelli espositivi e le stampe.
    Iniziando dal circondario di casa ci si accorge poi di quanta disponibilità ci sarebbe negli scambi culturali, io Reggio ti mando queste cose, tu Pesaro (per esempio) ne mandi delle altre.
    In molti pensano che siano gli affari a far girare il mondo. Nulla di più sbagliato, sono le idee, l’inventiva, l’essere propositivi, l’efficacia.
    Bisogna proporsi, avere un buon giudizio del proprio lavoro e il coraggio di mettersi in gioco. E provare …
    Lasciare perdere concorsi a premi e simili stupidate. Il solo parteciparvi mette in discussione il proprio talento: un artista deve essere certo, sopra ogni altra cosa, di essere il migliore. Se no, non è arte, è già truffa.

  14. Alessia on 6 febbraio 2012 at 23:42

    Infatti, signor Riccardo, intendevo nelle multisale!
    Per quanto riguarda poi il giudizio dipende…a volte leggo cose molto interessanti e su cui sono d’accordo, altre no
    certo che, comunque, la gente dovrebbe avere una propria testa con cui pensare!

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